Archive for the 'Riflessioni superficialmente profonde' Category

Avventura di una arachide zuccherata

Ultimamente mi sovviene da pensare alla diversa etnicità non tanto del nostro globo quanto della piazzetta a qualche metro sotto casa. Quando ecco spuntare in piazza del Carmine un negozio di alimentari cionesi, inteso come provenienti dalla Ciona. Esplorandone i terreni come fossero nuove lande, dopo due minuti non puoi fare a meno di sentirti a tuo agio tra quei macabri scaffali pieni di cucina straniera, nel senso che mi piace credere che anche loro (i cinesi) non sappiano di cosa siano fatti quei cibi, perché altrimenti non si spiega.

No, non si spiega quello che sto per raccontarvi.

Convinto da quell’amico che ti intima di provare una marca particolare di noodles pronti in poco tempo perché la migliore della Korea, decido di frugare nel posto alla ricerca di un prodotto completamente senza significato da accompagnare al ramen, che invece sembra esserne pieno.

Ed eccola, lì. Tutta brillante, sola soletta, la lattina di ZUPPA D’ARACHIDI. La recensione può così cominciare.

Shin Ramyun

Shin Ramyun e zuppa d'arachidi

La cena della dissenteria: a sinistra Shin Ramyun, a destra zuppa d’arachidi.

Sembra interessante, un ramen piccante dalla fama mondiale. Una volta aperto si presenta come una normalissima confezione di ramen, quindi la differenza sarà nella qualità degli ingredienti, ne sono certo.

La bustina in alto, con scritto VEGETABLE FLAKE, contiene verdura secca che una volta cotta non risulta più secca ma di gomma. Tra queste verdure ci sono funghi, cipolla, carote e batteri. L’altra bustina, denominata stranamente POWDER SOUP, è l’essenza del piccante della ricetta, una polverina rossa ricavata dallo sgrentumarsi delle rocce laviche. I noodles, che sembrano più una pizza di pasta, sono aromatizzati alla paprika. Durante la cottura ne ho tagliato uno con le dita per constatarne la consistenza: le mie dita hanno puzzato di paprika per due giorni. Non è consigliabile.

Cotto e mischiato con gli ingredienti.

Ho finito con l’usare un quarto di bustina piccante, e nonostante questo la mia bocca si è comportata come un gruppo di neri che incontra un gruppo del Ku Klux Klan, in fiamme. Per il resto un normalissimo ramen pronto, e questo non è un bene.

Se andiamo ad analizzare nel dettaglio la verdura secca, potremo notare un pelo tra i funghi.

Sono tutto in fermento per la scoperta.

E’ troppo corto per essere mio, troppo sottile per essere pubico. Almeno questo…

Zuppa d’arachidi

Ci sono veramente poche parole capaci di esprimere il concetto di questa cosa. Una zuppa d’arachidi, serio. Mi aspetto un burro d’arachidi un pochino meno denso e via, lo si spalma su di una superficie commestibile. Questa zuppa della Big Mama che ha come mascotte Pleasant Goat, la capra piacevole, e Big Big Wolf, il figlio di Sonic the Hedgeog e Crash Bandicoot che abbandonato fin da piccolo ha iniziato a rubare di qua e di là ed ora è conosciuto in tutto il quartiere come ladruncolo dal cuore tenero.

Una volta aperta la lattina è facile capire perché abbiano deciso di includere la cacca stilizzata sul logo, perché ecco come si presenta:

una banda di arachidi affogate dalle loro stesse lacrime di tristezza. Il tutto in un container colorato che scade nel 2014. Non vi ricorda niente? Eh, sì. Le lattine di mais dolce. Questi piccoli stronzi sono dolci come il miele e fragili come un puré di malinconia e patate.

Ne ho provato uno senza acquetta, mi è cascato un braccio. Ne ho provato un secondo per pietà, l’alluce è in cancrena adesso.

Se consideriamo che l’acquetta può assumere i tipici riflessi arcobaleno delle pozze di benzina per la strada, dentro queste cose può esserci di tutto. Neanche la birra può alleviare il malessere interno che sto provando nel ricordare e nello scrivere.

Non capisco quali usi potrebbe trovare questa zuppa in cucina, se non per fare uno scherzo e sostituire alcuni di questi arachidi a degli arachidi salati, e gustare l’espressione del tuo amico mentre ne porta uno alla bocca, e l’attimo dopo non ha più l’orecchio.

Conclusioni

Pollice medio per il ramen. E’ un tipico ramen che non ha niente di speciale, quindi è mediamente buono perché lo sono anche gli altri. Qualcuno potrebbe dire che il ramen va preparato aggiungendo altri ingredienti freschi, siete sbagliati! Così non è più una valutazione sul ramen, grazie.

Nessun pollice per la zuppa di arachidi, si è staccato.

Cosa succede quando…

…mischi il ramen con la zuppa d’arachidi?

Nel 2012…

…e ancora sentono il bisogno di chiamare.

Yo cammello bro

Siamo così sapienti che abbiamo creato un modo per non soffrire le temperature troppo ostili per il nostro delicatissimo tatto. Il fottuto condizionatore. Abbiamo piegato il clima ai nostri voleri, l’abbiamo CONDIZIONATO e sottomesso come un verme che quando piove esce dal terreno e si lascia mangiare dalla gallina come se non fosse nemmeno arrabbiato da questo.

Ma noi uomini intelligenti abbiamo installato suddetti condizionatori in tutte le stanze della casa tranne una, il bagno. E niente, mi ritrovo quindi a sudare venti chili mentre sono li ganzo a defecare.
Per aggiungere la beffa, il clima di deserto che si respira in un bagno non condizionato d’estate è molto favorevole allo svilupparsi di cammelli.

Sarebbe anche ok, se non fosse che i cammelli sono come i cavalli, persone orribili.

La pesantezza del musicista

Nella speranza che quanto segue possa interessarvi e possa indurvi a prendere delle decisioni al riguardo, vi trascrivo un pensiero che fino ad ora ho sempre tenuto privato.

Nella vita di tutti i giorni, il musicista è sicuramente la persona più svantaggiata. Generalmente non importa di quale categoria di musicisti stiamo parlando, supponiamo che l’artista in questione abbia preso in mano diverse volte uno strumento musicale qualunque e che abbia buon gusto (“buon gusto” non è una delle espressioni che preferisco usare, ma rende l’idea).

Supponiamo anche che volentieri ci si perde nell’estasi delle note, nella danza dei fraseggi, in un duetto vocale azzeccato e in una dissonanza di note blu. Detto questo prendiamo tale artista (non per forza all’attivo, anche solo un critico o un appassionato) e una persona comune, una senza gusti particolari, una che ascolta un po’ di tutto.

Di recente sono venuto a capo di una teoria, non sapendo quale nome dargli la chiamerò semplicemente “del muro”. Il musicista è una persona che, non importa in quale ambiente si trova, in che contesto o per quanto tempo, la musica la ascolta, non la sente. Questo significa che quando tale musica non è di suo gradimento, soffre.

Per lui, la musica che accomuna tutte quelle persone che ascoltano un po’ di tutto non si può sopportare. Per meglio esprimere il concetto, è come un muro bianco con al centro un chiodo. Esattamente, il chiodo non è nemmeno storto, è perfettamente dritto e noioso.

Il musicista è costretto a prestare l’orecchio a quella musica che gli dispiace, per via della sua attitudine alle note. E’ come se stesse fissando un muro vuoto, con un chiodo in mezzo. Il chiodo rappresenta la parte che in questa musica sofferente è diciamo la più curata, quasi sempre la voce. Nonostante questo è noiosa come un chiodo. Tutta la superficie bianca invece è il sottofondo musicale, piatto quanto l’intonaco, scolorito quanto l’intonaco.

Ora, se noi passeggiando vediamo tale muro, l’unica cosa sulla quale ci soffermiamo è il chiodo, ed infatti il sottofondo musicale è talmente trascurato da non essere importante per queste canzoni. E’ lì per essere da supporto al chiodo.

Cambiamo per un attimo genere. Assoli strumentali, grida vocali, note alte e basse in un intreccio degno del più talentuoso musicista, fraseggi poco scontati e da brivido. Per il musicista sarà come guardare una parete colma di quadri, opere d’arte, lavori che chiedono, supplicano di venire scrutate per ore e ore, nei minimi dettagli.

Mentre l’ascoltatore medio passa avanti dopo aver dato uno sguardo fuggente alla parete (ovvero cambia traccia nonostante la canzone non sia finita) perché sì – in fondo in fondo la cosa non gli interessa – il musicista orgasma. E si gode tutta la galleria, orgasmi multipli.

E’ evidente che la persona comune possiede la capacità di non prestare attenzione a niente, di tenersi la musica nello sfondo perché ci sono cose più importanti nella vita… ma il musicista è maledetto, non può fare a meno di prestare orecchio a tutto perché lui quelle cose le capisce, per quanto blande, piatte e noiose possano essere certe volte, lui le capisce.

A nome di tutte le persone particolari: non mettete in autobus la nuova canzone techno già vecchia nel cellulare, non accendete l’autoradio per sintonizzarvi su radio margherita solo musica italiana, non fate passare Laura Pausini ed Eros Ramazzotti in spagnolo nelle casse del Mercadona, non fateci tornare a casa con una testa così pesante. Per il bene del nostro spirito che ha sempre appetito di fraseggi, fateci fare una dieta regolare.

Non costringeteci a fissare il chiodo nel muro.

Grazie.

* Update 21 Nov 2011: ci sono dei generi particolarmente creativi che possiamo considerare come un martello per fare di quei miseri chiodi nel muro un appiglio per nuove idee.
Grazie Mr. Zarketti.

E il bello è che ci credono

La vita in diretta. Il grande buco della televisione, e il grande tappo.

Il Bungalov dice che è come se gli ideatori mangiassero VHS per una settimana, e cagassero materiale per 3h e 38m da mandare in onda ogni giorno (è chiaro che i meeting si svolgono al cesso). Per chi conosce la trasmissione, mi dispiace che dobbiate subirvi tutto quel lasso di tempo di riciclo degli stessi programmi Rai che sono andati in onda il giorno prima/la settimana corrente e in più anche il Bungalov che con questa descrizione ha ripetuto la ripetizione della trasmissione stessa.

Amici della vita in diretta, questa è la vita in diretta. Siamo in periodo di festival: adesso vengono a dire al santissimo B. che alla fine l’importanza del festival non è tanto la canzone quanto fare spettacolo e ascolti, e questo giustifichi il ripescaggio di un individuo come PUPO! E’ l’affronto alla musica più pubblico che abbia mai sentito, l’hanno sbandierato in tv come se fosse normale che una sfida di musica venga vinta da quanto tempo un autore sia stato in televisione piuttosto per quello schifo di musica che porta… In effetti se dovessero giudicare la musica non ci sarebbe un vincitore, siete tutti delle teste di poop. E non ci poteva essere un esempio più significativo di come questa televisione vada avanti. In quelle tre ore e mezza non si parla d’altro che di Rai, tutta la Rai, dall’uno al due fino al tre. Della Rai di ieri, della Rai di stamattina, e con gli special si tocca la Rai di quando è inizialmente sbarcata sulle televisioni. E’ inconcepibile che nessuno ancora si sia lamentato (non mi aspetto che lo facciano sul serio, non c’è niente di meglio per tenere compagnia alle vecchie). Tocca sempre al Bungalov muovere la prima pedina.

La Rai è una grande famiglia, sì. Quel tipo di famiglia formata solo da incesti. E ne è un esempio la pubblicità della stessa, soltanto 30 centesimi al giorno per tutti quei canali! Ma stiamo scherzando? E’ conveniente come una caserma di pompieri costruita coi fiammiferi sopra un succo di frutta.

Ma alla fine parlando e parlando della stessa Rai (per non citare La vita in diretta, Festa italiana) va a finire che loro stessi ci credono.

Credono che il Festival di Sanremo sia la massima aspirazione alla quale un musicista possa aspirare.
Credono che il palco del Festival di Sanremo sia un’emozione unica, senza rivali ed eguali.
Credono agli alti momenti della televisione italiana.

E il Bungalov in cosa deve credere?

Clicca per vedere il palinsesto Rai

Cosa se/What if

Cosa succederebbe se un testo in inglese venisse letteralmente tradotto in italiano? Senza alcun tipo di correzione, cosa ne risulterebbe? Di seguito la risposta.

* Attenzione, questo è soltanto un esperimento e non è da considerarsi sicuro. Qualunque risultato e/o utilizzo non è da considerarsi imputabile al contenuto di questo sito. Non citatemi in giudizio, vi prego. *

Prima un breve background: il dialogo che segue è una telefonata. Una donna si sente male, improvvisamente, e decide di telefonare al suo fidanzato, che nel frattempo è andato ad una serata in discoteca senza di lei. Partiamo con il testo in lingua originale.

*Riiiing, riiiing*
M: Hello, Mat speaking.
J: Hi… I’m Jade.
M: Oh, Jade! You know, I’m having fun!
J: Mat, I’ve a problem. I don’t feel well. I think I’m going to burk!
M: What the fuck! I’m on the other side of the city! But I should be there at one ‘o clock/half past one. In the meantime, try to get well.
J: Ok, Mat.
M: See you as soon as possible.

In italiano.

*Aneeello, aneeello *
M: Ciao, Matteo parlando.
G: Ciao… Io sono Giada.
M: Oh, Giada! Tu sai, Io sono avendo divertimento!
G: Matteo, Io ho un problema. Io fare no sentire bene. Io credo Io sono andando a vomito!
M: Cosa il fotto! Io sono su la altra sponda di la città! Ma Io dovrei essere lì a uno di orologio/metà passato uno. In il significaretempo prova a prendere bene.
G: Ok, Matteo.
M: Vedere tu così presto così possibile.

Sììì, bella lingua l’inglese! Detto questo, ci vediamo così presto così possibile gente.

Rompendo il ghiaccio

stand by me

Maniglie e Pomelli, nostri splendidi alleati

Sono un uomo di mondo, ho visto tazze e tazze, penne e penne, taccuini e taccuini, e perché no… maniglie e pomelli!
Vi recensirò a breve maniglie di tutto il globo, esponendo le strategie migliori per convivere con questi altresì chiamati appendiabiti improvvisati.

maniglia-part(1)E’ forse un po’ azzardato parlare di strategie, perché l’unica cosa che bisogna effettivamente fare è mettere qualcosa su di un qualcosa. Tutti sappiamo farlo. Ma se dovessimo mettere un qualcosa A su di un qualcosa B, credo venga spontaneo calcolare il tasso di riuscita P (ed il relativo tasso di non riuscita Q) di questo evento E. Traducendo grezzamente:

P(E)=A/B

dove A rappresenta un oggetto che viene posizionato sopra B, come si può capire dalla formula. Sembrerebbe un rapporto, ma un occhio attento che conosce i misteri della matematica intuisce. Come il mio.

Nel caos più totale, nel vostro disordine (mentale e non) sappiate che un filo di luce c’è sempre. Basta aprire gli occhi abbastanza tanto per vederla, e se la riterrete troppo fiacca per esservi d’aiuto aspettate fino a che non vi bruci l’iride.
Anche il più grande dei casini, può essere risolto con una finestra, dal momento che quasi ogni stanza ne è provvista. -Asukicco

Con questo non voglio dire che le cose di troppo son da buttare fuori dalla finestra. Detto ciò, si può partire con il viaggio attraverso il mondo delle maniglie di finestra!

Iniziamo con l’esposizione dei componenti di una finestra, il supporto standard di una maniglia dopo la porta:
una finestra è composta da numerosi elementi, suddivisibili a seconda della loro funzione in due tipologie, elementi di chiusura (come la mazzetta, l’anta, gli infissi, la vetrata, la persiana a ventola, la tapparella avvolgibile) ed elementi di protezione. Questi ultimi possono essere suddivisi a seconda del tipo di protezione fornita:
Protezione dal sole, come la tapparella avvolgibile, la tenda, il frangisole.
Protezione dall’intrusione, come le inferriate.
Protezione dalla pioggia, come il davanzale.
Protezione di abbellimento, come la fioriera o la cornice.

Possiamo riassumere tutto in:A MONTAGGIO MARTELLINA

1. Coso su cui poggia la maniglia.

2. Non capisco se è ancora il coso del punto uno o una cosa più vicina.

3. Puntini gialli.

Sopra ogni prodotto di questo gioiellino potrete appendere abiti, con e senza appendiabiti, collane,  lacci di scarpa e borse. E’ normale che tutto ciò che verrà messo, non importa in quali quantità, non cadrà giù, perché ci sono le estremità della stessa maniglia che bloccano il passaggio.

Come si usa dire: ciò che è nuovo è brutto, è meglio ciò che è vecchio. Mi trovo pienamente d’accordo. Infatti analizzando il modello nuovo di pomello che potete trovare sul mercato, ho notato che:PAnt0002

nonostante l’abilità di aprirsi soltanto nella parte superiore dell’infisso della finestra (utilità ben discutibile) la maniglia è formata da una sola estremità. Questo significa che può avere tre posizioni (verso destra, verso l’alto e verso il basso) ma che soltanto in una di queste posizioni sulla stessa si potrà posizionare l’oggetto A dei nostri desideri. La posizione verso l’alto (che come abbiamo già detto, è di utilità ben discutibile).

Se volete che le vostre maniglie vi siano amiche, prendere una maniglia martellina, ovvero una di queste:

han_mar_bigSplendida, vero? E come al solito, a fine articolo vi mostro la chicca delle chicche, il super pomello, per quelli che desiderano l’unione tra la vasta possibilità moderna e l’infinita praticità antica, con un pizzico di design:

H31R8_46Qui potrete appenderci anche il gatto!

La prossima volta che andate dal vostro rivenditore di pomelli, chiedete il modello martellina.

Tratto da una storia vera

fumetto

Tazze – contenitori della felicità

Vado matto per le tazze. E questo è un ottimo motivo per distaccarmi un attimo dal parlare di pixelart.

Forse non è un piacere che si riscontra ovunque, forse sì; magari qualcuno potrebbe deridermi mostrandomi la sua collezione di francobolli, meglio ancora, di schede telefoniche. E come dargli torto, una collezione di francobolli è più utile, ti assicuri una potente lente di ingrandimento in casa.

Non parlo in particolare, però, delle mitiche tazze. Ne analizzerò gli aspetti più interessanti che potremo riscontrare quotidianamente.

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Il nostro approccio di routine con una tazza:

Le dita, o le mani nei casi più fortunati (vedremo poi perché), nella maniglia; le labbra nei bordi della tazza.

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Mi concentrerò di più sul problema che ci affligge tutti: lo spazio della maniglia.

Non posso concentrarmi mentre cerco di bilanciare la tazza, soltanto perché la sua maniglia è troppo stretta per permettere anche solo a tre dita, di poter passare. Il peso si sbilancia verso l’esterno rischiandoci di far cadere il contenuto sul pavimento.

Potete permettervelo? Beviamo qualcosa da una tazza, che non sia di caffé, minimo una volta alla giornata, massimo 4 (in media). Ma prendiamo un caso: due volte al giorno. Se ogni volta dovessimo sopportare tutto il peso in tre povere dita, avremmo sicuramente problemi al polso. Se ogni volta ci cadesse il contenuto sulle piastre, sarebbero almeno 1/6 di tazza irreversibili. Danni irreparabili, non si può recuperare quel che è caduto. Moltiplichiamolo per due: 1/3 di liquido. Alla fine cosa beviamo? 2/3 di tazza!

1/3 di gustosissimo succo. Siete allibiti come me mentre lo scrivo? Un terzo!

In ogni caso, non voglio beccarmi i dolori al polso dopo aver evitato per anni il tunnel carpale della tastiera.

Non voglio bere da una tazza con una maniglia piccola, tengo alla mia vita. Preferisco bere da una cosa simile:

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Sarebbe anche una nuova esperienza.

La soluzione per tutti i giorni quale sarebbe? Io ho risolto! Se la dimensione della maniglia dipende anche dalla superficie dov’essa deve stare, basta aumentarne l’altezza… d’altronde nessuno creerebbe una tazza sproporzionata, una handicup.

Ecco la soluzione (siamo anche in tema natalizio):

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Stupende. Un ibrido tra tazza, boccale di birra e bicchiere del Long Island. Di una comodità assurda, potrebbero dare anche un certo stile durante il consumo.

Ora, mi congedo senza lasciarvi così, con le mani in mano. Vi offro l’opportunità di poter comperare la tazza suprema.

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Se amate inzuppare biscotti digestivi nel vostro thé o caffé, questa è la soluzione al problema delle “mai abbastanza mani” (ok, problema è forse un’esagerazione), la dunk mug (boccale inzuppa). La dunk mug ha uno scompartimento nel fondo per tenere i tuoi biscotti prima di inzupparli. così puoi reggere la tazza con una mano e prendere un biscotto alla volta, pronto per venir inzuppato.

Comprate, comprate, comprate!