Archive for the 'Hip Hop' Category

Spettro urbano

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Spezzo e prelevo ogni mio pezzo, devo sollievo alla mia razza ma anche se vedo me stesso a terra mostro compostezza. L’orgoglio falso non apprezza il nostro chiostro di spago e pezza, è l’imbroglio della rima. Non c’è sostentamento in questo violento clima, uno su tre sta spento più di prima e osserva nel cemento questo momento, con un graffittato muro che crolla. Il passato con la polvere che balla. Nonostante l’anno vada via, lei che un tempo era mia sfugge dalle mie mani come se colpita da una grave malattia.

Sono le ali della vetta che prima o poi uno raggiunge, la paura congiunge mentre bussa alla tua porta: questa città è morta.

Guidati dallo spirito del vecchio seguito, con l’orecchio evito il brutto percorso, tuonanti i canti del lutto servito senza tatto su di un piatto di contanti per far carriera vendendo rap sottocosto, ricordi com’era? Ti dico che questa via era la mia empatia, dopamina a scarica, gare di freestyle ed endorfina carica. Tutti lottavano contro se stessi e contro gli altri, era il sangue a colpi di metriche costanti. I vinti erano tanti, ma il vincitore era nessuno, si impara dagli errori pronti per il prossimo raduno. Ora neanche una sfida, la mia mente diffida da questa merda che la massa ci propina. Ho perso la mia comitiva, ho perso la mia autostima, ma non ho perso la mia diva combattiva e la mia attiva alternativa da ricco sfigato, ricco venduto, ricco minchione, la tua rima non vale il tuo milione. La città è morta e la cultura dissolta, ma io sono ancora in piedi per bussare alla tua porta.

Sono le ali della vetta che prima o poi uno raggiunge, la paura congiunge mentre bussa alla tua porta: questa città è morta.

Tentativo di analisi della musica

Finisce in fretta l’effetto
del diletto musicista perfetto,
sassofonista e trombettista girano sul mio disco come ben sta
questa roba dista dal letto
ma la mia vista ad effetto
ha l’effetto di un quadro cubista.

Analizza cosa ti autorizza ad ascoltare questi geni,
agonizza quando non riesci a capir cosa li meni.
Vengon mossi da un istinto
che percorsi gli arti e spento i versi del loro cervello
li elettrizza e per magia,
le note riescon a bersi!
Conoscersi: è il modo migliore per non perdersi,
chiudersi è tardi per arrivar dove dovresti.
Se lo strumento a te è estraneo è come avvelenarsi,
se hai ingoiato molto antidoto è presto per esprimersi.

In una notte di note agghiaccianti,
testi scritti e scritturati
per il componimento a botte
dalle rotte incalzanti,
i tasti rapidi, e le dita ancora rigide

…scalciano rugiada dal sol la si fino al diesis.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai corinzi

Entrammo tutti, per consumare insieme quella che sarebbe stata l’ultima cena.
Ci stava proprio una foto ricordo, ma Matteo si dimenticò il rullino.
Gesù ingaggiò un pittore, poco male. I pennelli mi fanno più snello.

Ed entrò Giuda in sala, nessuno l’aveva invitato.
Era insolito, indossava dei grandi occhiali da sole e un cappello all’indietro.
Ci intimò:

“Yo! Yo! Questo è il Giu-da-rap!
Sono sem-pre-me, occhiali e-ber-ret!
Perché mi-guar-date! Passo sem-pre-io
per il tra-di-tore, manco fos-si-Dio!
In fondo io-non-credo al pane ed-il-vino!
Ma vi la-scio-ora al vostro con-do-minio,
Troppo po-po-lare per un bi-lo-cale.
Per un so-lo-bacio dato al-mes-sia mi
fate-pas-sare per un gay-che-sia.
Se lo scrivere-te-nelle vostre pa-gine-corrotte
Prendo il-Ge-sù e lo pi-glio a-botte!”