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La pesantezza del musicista

Nella speranza che quanto segue possa interessarvi e possa indurvi a prendere delle decisioni al riguardo, vi trascrivo un pensiero che fino ad ora ho sempre tenuto privato.

Nella vita di tutti i giorni, il musicista è sicuramente la persona più svantaggiata. Generalmente non importa di quale categoria di musicisti stiamo parlando, supponiamo che l’artista in questione abbia preso in mano diverse volte uno strumento musicale qualunque e che abbia buon gusto (“buon gusto” non è una delle espressioni che preferisco usare, ma rende l’idea).

Supponiamo anche che volentieri ci si perde nell’estasi delle note, nella danza dei fraseggi, in un duetto vocale azzeccato e in una dissonanza di note blu. Detto questo prendiamo tale artista (non per forza all’attivo, anche solo un critico o un appassionato) e una persona comune, una senza gusti particolari, una che ascolta un po’ di tutto.

Di recente sono venuto a capo di una teoria, non sapendo quale nome dargli la chiamerò semplicemente “del muro”. Il musicista è una persona che, non importa in quale ambiente si trova, in che contesto o per quanto tempo, la musica la ascolta, non la sente. Questo significa che quando tale musica non è di suo gradimento, soffre.

Per lui, la musica che accomuna tutte quelle persone che ascoltano un po’ di tutto non si può sopportare. Per meglio esprimere il concetto, è come un muro bianco con al centro un chiodo. Esattamente, il chiodo non è nemmeno storto, è perfettamente dritto e noioso.

Il musicista è costretto a prestare l’orecchio a quella musica che gli dispiace, per via della sua attitudine alle note. E’ come se stesse fissando un muro vuoto, con un chiodo in mezzo. Il chiodo rappresenta la parte che in questa musica sofferente è diciamo la più curata, quasi sempre la voce. Nonostante questo è noiosa come un chiodo. Tutta la superficie bianca invece è il sottofondo musicale, piatto quanto l’intonaco, scolorito quanto l’intonaco.

Ora, se noi passeggiando vediamo tale muro, l’unica cosa sulla quale ci soffermiamo è il chiodo, ed infatti il sottofondo musicale è talmente trascurato da non essere importante per queste canzoni. E’ lì per essere da supporto al chiodo.

Cambiamo per un attimo genere. Assoli strumentali, grida vocali, note alte e basse in un intreccio degno del più talentuoso musicista, fraseggi poco scontati e da brivido. Per il musicista sarà come guardare una parete colma di quadri, opere d’arte, lavori che chiedono, supplicano di venire scrutate per ore e ore, nei minimi dettagli.

Mentre l’ascoltatore medio passa avanti dopo aver dato uno sguardo fuggente alla parete (ovvero cambia traccia nonostante la canzone non sia finita) perché sì – in fondo in fondo la cosa non gli interessa – il musicista orgasma. E si gode tutta la galleria, orgasmi multipli.

E’ evidente che la persona comune possiede la capacità di non prestare attenzione a niente, di tenersi la musica nello sfondo perché ci sono cose più importanti nella vita… ma il musicista è maledetto, non può fare a meno di prestare orecchio a tutto perché lui quelle cose le capisce, per quanto blande, piatte e noiose possano essere certe volte, lui le capisce.

A nome di tutte le persone particolari: non mettete in autobus la nuova canzone techno già vecchia nel cellulare, non accendete l’autoradio per sintonizzarvi su radio margherita solo musica italiana, non fate passare Laura Pausini ed Eros Ramazzotti in spagnolo nelle casse del Mercadona, non fateci tornare a casa con una testa così pesante. Per il bene del nostro spirito che ha sempre appetito di fraseggi, fateci fare una dieta regolare.

Non costringeteci a fissare il chiodo nel muro.

Grazie.

* Update 21 Nov 2011: ci sono dei generi particolarmente creativi che possiamo considerare come un martello per fare di quei miseri chiodi nel muro un appiglio per nuove idee.
Grazie Mr. Zarketti.

[Updated] Tablatura di Annozero

Chi segue con orgoglio la trasmissione certamente avrà notato che un tale raffinato programma televisivo non poteva che iniziare le sue puntate con una altrettanto raffinata sigla di apertura. In diversi chiedono la tab per chitarra in internet, e non riescono a trovarla.

Non essendo un fraseggio complicato mi ci è voluto poco per trascriverlo ad orecchio, per poi fornirlo a voi spettatori, assetati di suonarlo nella vostra stanza con un padre simpatizzante del PDL che vi urla contro.

Tablatura e spartito della sigla d'apertura di Annozero

Clicca per ingrandire

Anche se una piccola parte è comunque protetta da CC, date credito e sarete liberi di farne quel che volete.

Edit: aggiornato con il resto della tab, insieme allo spartito.

Scriba original sound track pt.1

Ecco un’altra di quelle cose che ho fatto durante il periodo pre-esame: mi sono dato alla composizione.

E’ stato piuttosto divertente e interessante, perché essendo nuovo a FL Studio è stato come esplorare un altro pianeta.
Tutto ciò che ho imparato durante il corso di autoproduzione musicale che ho fatto a scuola diciamo che non è servito a niente, è stato molto meglio apprendere di sana pianta.

In ogni caso, ho composto due canzoni che verranno usate per il gioco Scriba.

phone reducedScarica Canyon ride

phone reducedScarica Oxidised

La prima è stata composta con il preciso intento di venire usata durante i titoli di coda, e con l’idea di trasportare il giocatore in un’atmosfera mistica di deserto, canyon e nomadismo tendente allo shamanesimo.
Possiamo dire che le note di lead eseguite dal flauto sono basate su una classica melodia nativo-americana sentita su free sound project e ripresa dal mio virtual instrument. Successivamente il tempo è stato adattato al tamburello che si nota bene all’inizio, un sample scaricato da free sound project stesso.
Il resto è stato piuttosto divertente da fare, grazie anche ad un vecchissimo virtual instrument della Roland chiamato Edirol Orchestra.

La seconda è ancora soggetta a pesantissime modifiche e probabilmente ad una registrazione nuova, utilizzando soltanto effetti dalla mia effettiera invece che dai settaggi di FLStudio. Verrà utilizzata, una volta ultimata, per la Worldmap, dove una rilassante seppur tragica canzone accompagnerà il nostro eroe verso l’esplorazione di un mondo degradato, post-apocalittico e privo di un’aspettativa di progresso. O per lo meno questo è quello che voglio far pensare con l’ascolto di questa canzone. Che sicuramente vedrà un notevole cambiamento nella sua versione finale.

Spettro urbano

city-729543

Spezzo e prelevo ogni mio pezzo, devo sollievo alla mia razza ma anche se vedo me stesso a terra mostro compostezza. L’orgoglio falso non apprezza il nostro chiostro di spago e pezza, è l’imbroglio della rima. Non c’è sostentamento in questo violento clima, uno su tre sta spento più di prima e osserva nel cemento questo momento, con un graffittato muro che crolla. Il passato con la polvere che balla. Nonostante l’anno vada via, lei che un tempo era mia sfugge dalle mie mani come se colpita da una grave malattia.

Sono le ali della vetta che prima o poi uno raggiunge, la paura congiunge mentre bussa alla tua porta: questa città è morta.

Guidati dallo spirito del vecchio seguito, con l’orecchio evito il brutto percorso, tuonanti i canti del lutto servito senza tatto su di un piatto di contanti per far carriera vendendo rap sottocosto, ricordi com’era? Ti dico che questa via era la mia empatia, dopamina a scarica, gare di freestyle ed endorfina carica. Tutti lottavano contro se stessi e contro gli altri, era il sangue a colpi di metriche costanti. I vinti erano tanti, ma il vincitore era nessuno, si impara dagli errori pronti per il prossimo raduno. Ora neanche una sfida, la mia mente diffida da questa merda che la massa ci propina. Ho perso la mia comitiva, ho perso la mia autostima, ma non ho perso la mia diva combattiva e la mia attiva alternativa da ricco sfigato, ricco venduto, ricco minchione, la tua rima non vale il tuo milione. La città è morta e la cultura dissolta, ma io sono ancora in piedi per bussare alla tua porta.

Sono le ali della vetta che prima o poi uno raggiunge, la paura congiunge mentre bussa alla tua porta: questa città è morta.

Tentativo di analisi della musica

Finisce in fretta l’effetto
del diletto musicista perfetto,
sassofonista e trombettista girano sul mio disco come ben sta
questa roba dista dal letto
ma la mia vista ad effetto
ha l’effetto di un quadro cubista.

Analizza cosa ti autorizza ad ascoltare questi geni,
agonizza quando non riesci a capir cosa li meni.
Vengon mossi da un istinto
che percorsi gli arti e spento i versi del loro cervello
li elettrizza e per magia,
le note riescon a bersi!
Conoscersi: è il modo migliore per non perdersi,
chiudersi è tardi per arrivar dove dovresti.
Se lo strumento a te è estraneo è come avvelenarsi,
se hai ingoiato molto antidoto è presto per esprimersi.

In una notte di note agghiaccianti,
testi scritti e scritturati
per il componimento a botte
dalle rotte incalzanti,
i tasti rapidi, e le dita ancora rigide

…scalciano rugiada dal sol la si fino al diesis.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai corinzi

Entrammo tutti, per consumare insieme quella che sarebbe stata l’ultima cena.
Ci stava proprio una foto ricordo, ma Matteo si dimenticò il rullino.
Gesù ingaggiò un pittore, poco male. I pennelli mi fanno più snello.

Ed entrò Giuda in sala, nessuno l’aveva invitato.
Era insolito, indossava dei grandi occhiali da sole e un cappello all’indietro.
Ci intimò:

“Yo! Yo! Questo è il Giu-da-rap!
Sono sem-pre-me, occhiali e-ber-ret!
Perché mi-guar-date! Passo sem-pre-io
per il tra-di-tore, manco fos-si-Dio!
In fondo io-non-credo al pane ed-il-vino!
Ma vi la-scio-ora al vostro con-do-minio,
Troppo po-po-lare per un bi-lo-cale.
Per un so-lo-bacio dato al-mes-sia mi
fate-pas-sare per un gay-che-sia.
Se lo scrivere-te-nelle vostre pa-gine-corrotte
Prendo il-Ge-sù e lo pi-glio a-botte!”