Archive for the 'Guida' Category

Avventura di una arachide zuccherata

Ultimamente mi sovviene da pensare alla diversa etnicità non tanto del nostro globo quanto della piazzetta a qualche metro sotto casa. Quando ecco spuntare in piazza del Carmine un negozio di alimentari cionesi, inteso come provenienti dalla Ciona. Esplorandone i terreni come fossero nuove lande, dopo due minuti non puoi fare a meno di sentirti a tuo agio tra quei macabri scaffali pieni di cucina straniera, nel senso che mi piace credere che anche loro (i cinesi) non sappiano di cosa siano fatti quei cibi, perché altrimenti non si spiega.

No, non si spiega quello che sto per raccontarvi.

Convinto da quell’amico che ti intima di provare una marca particolare di noodles pronti in poco tempo perché la migliore della Korea, decido di frugare nel posto alla ricerca di un prodotto completamente senza significato da accompagnare al ramen, che invece sembra esserne pieno.

Ed eccola, lì. Tutta brillante, sola soletta, la lattina di ZUPPA D’ARACHIDI. La recensione può così cominciare.

Shin Ramyun

Shin Ramyun e zuppa d'arachidi

La cena della dissenteria: a sinistra Shin Ramyun, a destra zuppa d’arachidi.

Sembra interessante, un ramen piccante dalla fama mondiale. Una volta aperto si presenta come una normalissima confezione di ramen, quindi la differenza sarà nella qualità degli ingredienti, ne sono certo.

La bustina in alto, con scritto VEGETABLE FLAKE, contiene verdura secca che una volta cotta non risulta più secca ma di gomma. Tra queste verdure ci sono funghi, cipolla, carote e batteri. L’altra bustina, denominata stranamente POWDER SOUP, è l’essenza del piccante della ricetta, una polverina rossa ricavata dallo sgrentumarsi delle rocce laviche. I noodles, che sembrano più una pizza di pasta, sono aromatizzati alla paprika. Durante la cottura ne ho tagliato uno con le dita per constatarne la consistenza: le mie dita hanno puzzato di paprika per due giorni. Non è consigliabile.

Cotto e mischiato con gli ingredienti.

Ho finito con l’usare un quarto di bustina piccante, e nonostante questo la mia bocca si è comportata come un gruppo di neri che incontra un gruppo del Ku Klux Klan, in fiamme. Per il resto un normalissimo ramen pronto, e questo non è un bene.

Se andiamo ad analizzare nel dettaglio la verdura secca, potremo notare un pelo tra i funghi.

Sono tutto in fermento per la scoperta.

E’ troppo corto per essere mio, troppo sottile per essere pubico. Almeno questo…

Zuppa d’arachidi

Ci sono veramente poche parole capaci di esprimere il concetto di questa cosa. Una zuppa d’arachidi, serio. Mi aspetto un burro d’arachidi un pochino meno denso e via, lo si spalma su di una superficie commestibile. Questa zuppa della Big Mama che ha come mascotte Pleasant Goat, la capra piacevole, e Big Big Wolf, il figlio di Sonic the Hedgeog e Crash Bandicoot che abbandonato fin da piccolo ha iniziato a rubare di qua e di là ed ora è conosciuto in tutto il quartiere come ladruncolo dal cuore tenero.

Una volta aperta la lattina è facile capire perché abbiano deciso di includere la cacca stilizzata sul logo, perché ecco come si presenta:

una banda di arachidi affogate dalle loro stesse lacrime di tristezza. Il tutto in un container colorato che scade nel 2014. Non vi ricorda niente? Eh, sì. Le lattine di mais dolce. Questi piccoli stronzi sono dolci come il miele e fragili come un puré di malinconia e patate.

Ne ho provato uno senza acquetta, mi è cascato un braccio. Ne ho provato un secondo per pietà, l’alluce è in cancrena adesso.

Se consideriamo che l’acquetta può assumere i tipici riflessi arcobaleno delle pozze di benzina per la strada, dentro queste cose può esserci di tutto. Neanche la birra può alleviare il malessere interno che sto provando nel ricordare e nello scrivere.

Non capisco quali usi potrebbe trovare questa zuppa in cucina, se non per fare uno scherzo e sostituire alcuni di questi arachidi a degli arachidi salati, e gustare l’espressione del tuo amico mentre ne porta uno alla bocca, e l’attimo dopo non ha più l’orecchio.

Conclusioni

Pollice medio per il ramen. E’ un tipico ramen che non ha niente di speciale, quindi è mediamente buono perché lo sono anche gli altri. Qualcuno potrebbe dire che il ramen va preparato aggiungendo altri ingredienti freschi, siete sbagliati! Così non è più una valutazione sul ramen, grazie.

Nessun pollice per la zuppa di arachidi, si è staccato.

Cosa succede quando…

…mischi il ramen con la zuppa d’arachidi?

6 mesi di camminate

Quando decidi di passare da animazioni a 4 frames ad animazioni a 8 frames, non pensare che “tanto sono 4 in più cosa vuoi oh”. E’ per questo che per una semplice animazione come può essere quella di un cane su due piedi con un maglioncino rosso che cammina a destra e a sinistra ci ho messo 6 mesi di lavoro.

Il bello è che 8 frames sono il minimo indispensabile per avere un’animazione fluida, e per questo immagino lo sia uscita abbastanza. Per realizzarla son state adottate anche due tecniche particolari: subpixelling e selective outlining (o selout), che proverò a spiegare in breve visto che questo non è un articolo Pixels? This way! La tecnica del subpixelling è probabilmente la più utile, mentre la selout viene usata quasi esclusivamente per gli sprite di un gioco.

Subpixelling – è una tecnica interessante, che consente di “mimare” un mezzo pixel semplicemente colorandolo di un colore scelto appositamente. Perché c’è il bisogno di un mezzo pixel? Nonostante ormai le risoluzioni dei monitor siano diventate altissime, i vari pixels sono ben distinguibili tra di loro, soprattutto quando parliamo di pixelart. Questo significa che quando un pixel è troppo a destra (o sinistra o quel che cavolo vuoi) un occhio attento lo nota immediatamente. Da qui il bisogno di avere un pixel ancora più piccolo per poter dare l’illusione di avere un oggetto meglio definito.

A sinistra l’animazione senza subpixelling negli occhi, a destra la stessa con subpixelling. So che a lungo andare può provocare mal di testa guardare queste due immagini affiancate, ma abbiate pazienza eh! Aggiungere quei pochi pixels scuri (ma non totalmente, perché invece che essere un pixel nero, deve dare l’impressione di un mezzo pixel, quindi un pixel mezzo nero perché non è possibile tagliare un pixel in due con l’accetta, quindi un pixel marrone) è davvero d’aiuto.

Selective outlining – è una tecnica poco utilizzata fuori dall’ambito del game making: c’è a chi piacciono le linee nere e a chi no. La selout va incontro a quei poveri che stanno nel mezzo, consentendo di avere il bordo dello sprite colorato intelligentemente da avere uno sprite che sta bene sia sotto sfondi chiari, che scuri. Un esempio famoso:


Da notare come i bordi dello sprite cambiano colore a seconda della zona in cui si trovano. Pezzo di Derek Yu.

Detto ciò, come sempre libero il mio hard disk mettendo sull’articolo anche il processo.

Se non sapevate che prima di animare precipitosamente una cosa con tutti i dettagli ci vuole della preparazione, ora lo sapete: come quando si disegna con gli stecchini per dare i primi accenni di corpo, si anima a zone colorate in modo da distinguerle tra di loro. In questa versione manca la coda, che è il pezzo che più di tutto mi ha fatto dannare jesus, la madonna e il grinch tutti insieme. Si ringrazia Peach (Matteo Pescarin) per la dritta sulla coda.

Altre cose che compaiono in questo post:


Primo terreno per Terra.

McDonald’s McIgnoto Menu

Quanti di voi si sono spinti verso l’ignoto, col sapore del mistero in bocca? Tranquilli, ora non è più indispensabile. Vi dirò io che gusto ha! Bunker B. Bungalov!

Per ogni persona che pensa qualcosa di sgradevole sulla carne del McDonald, ce n’è una che la ama. Ma molte di queste persone, di entrambe le parti, non si sono mai domandate che sapore ha quel prodotto che nessuno prende più, abituati come sono dalla routine che non vogliono più mangiare gli altri panini ricoperti ormai di polvere. Bene, ecco la degustazione di due tra questi gioielli dimenticati da Dio.

Doppio Cheeseburger!

Sì, è lui! Lo conoscete tutti, è uno di quei panini che ha aiutato ad accrescere la fama (e la fame) del panino con l’hamburger. Ma chi di voi l’ha veramente assaggiato? Io personalmente ho sempre preso il BigMac, ma attratto dalla misteriositudine di questo nome, mi sono spinto oltre.

Ecco come viene presentato questo doblone di carne:

Mmmmh, splendido! Ecco come ve lo danno:

Appetitoso, non è soltanto un panino che ha acquisito quell’intrigante virgola di sapore che è il cartone della confezione, ma è anche una chiara protesta. Sì, una protesta verso l’ordinario corso degli eventi, un taglio di netto con la noiosa realtà. In altre parole, uno scivolamento verso l’immaginario. In versione panino. Notate la parte di sotto del panino che cerca di scappare dalla sua esistenza.

La totale assenza di attrito della carne suggerisce un gusto inquietante, ma dopo averlo mangiato tutto posso affermare che questo panino è un totale spreco di soldi. 3.50€ è il prezzo di un BigMac! Perché mai dovrei prendere questo panino invece del gigante colosso?

Il formaggio del McDonald, che possiamo sentire in tutto il suo schifoso (in senso buono) sapore nel McToast, qui ha la leggerezza di un fazzoletto col moccio. Allora perché si chiama Doppio Cheeseburger? Per quel fottuto cetriolo che mettono in ogni panino? Per l’assenza dell’insalata? Dovrebbe essere per il formaggio, ma è come se non ci fosse.

Chico Wrap!

Questo cibo è talmente sconosciuto che ho dovuto prendere la foto dal sito del McDonald.

Succulento, è come un Burrito senza fagioli, soltanto pollo, insalata e quelle cose bianche che potrebbero essere cipolle o mozzarella. Non ne sono sicuro semplicemente perché nel mio Chico Wrap erano sotto forma di salsa.

E’ invitante, una volta che lo si scopre. L’unico inconveniente sarebbe quello di ritrovarsi con una sfoglia praticamente vuota. Vi viene servito come un etto unto di carne da macello:

Ma dopo averlo aperto, ecco come si presenta. In tutto il suo modesto splendore.

Non si nota ma c’è anche un po’ di pepe. Il gusto è ottimo, la sfoglia deliziosa e l’insalata insapore come al solito. Costa relativamente poco, sono 2.20€ spesi bene soprattutto se si arriva alla geniale intuizione di infilarci le patatine dentro.

Ma ti lascia un vuoto dentro, un vuoto incolmabile da altri Chico Wrap, ma della dimensione giusta di un altro BigMac. Il tenero pollo ti rende felice di averci affondato la mandibola, ma come mi aspettavo, il Chico Wrap è una pietanza che soffre di solitudine. Dentro non c’è niente. E per merito del suo stato psicologico sono riuscito a scattargli una foto senza veli:

Lo vedete bene anche voi, ricorda un po’ un cagallone nel cesso.

Pollice in giù per il Doppio Cheeseburger!
Pollice medio per il Chico Wrap!

Pixel? This way! – Lineart + Dithering

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Ora possiamo iniziare con una vera pixelart! La maggior parte dei pezzi potrebbe rubarvi ore, giorni… ma il risultato è sempre buono, serve sempre a qualcosa e ripaga. Per i primi passi è bene partire con un pezzo di piccole dimensioni: per fare degli esempi ho scelto un 150×100. Quindi, così come si potrebbe iniziare un disegno e così come si potrebbe iniziare un olio su tela partiamo con quella che viene definita lineart (ovvero il concetto lineare):

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Dopo aver focalizzato in linea di massima cosa si vuole fare, si può partire col tracciare le linee base senza essere troppo puntigliosi e precisi, perché il principale obiettivo è quello di mettere in chiaro le idee iniziali così come l’organizzazione e la composizione generale dei componenti del pezzo.

La parte migliore della lineart inizia ora: la pulizia. In questo caso nella pixelart ci sono delle forme da rispettare per dare un buon effetto al tutto:

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Ecco come risulterà la lineart dopo una corretta pulizia. La sostanza è quella di eliminare ogni pixel adiacente lasciati dal tratto della matita 1×1, per pixel adiacenti si intendono quelli colorati di rosso.

general clean

1-detailsQuindi, la regola applicata al pezzo. Nel mentre che si esegue la pulizia, viene quasi naturale, in caso di necessità, apportare anche qualche modifica alle linee della lineart stessa, per questo motivo non ci si deve preoccupare di fare da subito una lineart perfettamente pulita; è bene invece disegnare di getto e tenere il primo tentativo come buono (a meno che le linee non risultino troppo storte rispetto a quel che ci si aspettava).

Per quanto riguarda la lineart, non c’è molto altro da sapere. Possiamo passare alla fase successiva, la più complessa e sicuramente quella che darà un salto di qualità devisivo al pezzo: la colorazione. Per prima cosa gettiamo i colori di base:

1-003

Esistono tante tecniche al riguardo, citando le più utilizzate:

Dithering  - il dithering consiste nel piazzare dei pixel secondo uno schema preciso che varia a seconda della profondità del colore che si vuole dare. Alcuni esempi possono essere il dithering a scacchiera ed il dithering a granelli, ma ne esistono in realtà molti altri.

dithering bigdithering

In questo esempio ho creato almeno tre sfumature dal rosso al giallo, utilizzando solamente i due colori interessati. Quindi invece di cinque colori ce ne sono in realtà soltanto due. Un ottimo esempio di dithering a granelli è invece questo pezzo di ThePeach, un grafico bolognese:

circleskate_17http://pixeljoint.com/pixelart/42681.htm

grdither1grdither2grdither3 

Ora, supponiamo di voler aggiungere qualche strato di colore in più per iniziare a sfumare, per esempio preso il colore base che abbiamo già abbozzato si aggiungono due chiari e uno scuro. Dopodiché testiamo il dithering:

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1-007detailsAnalizziamo la trama di questa sfumatura. Come nel dithering precedentemente mostrato, questo è formato da una scacchiera normale ed una scacchiera distanziata di un pixel. E’ l’unico metodo di dithering che mi sono dilettato a provare nella mia breve vita, e devo dire che per sfumare funziona davvero bene! Ma se volete usare delle trame più complesse, provate. Mi ricordo ancora il mio primissimo pezzo, nel quale usai un dithering con una trama particolare:

dithering saggio di danzaQuesto pezzo lo si può trovare qui: http://asukicco.wordpress.com/2008/12/09/linizio-di-una-vita-artistica-che-non-ha-ancora-inzio/

Per il momento questo è tutto: conoscendo i concetti di lineart e di coloring potete iniziare a sbizzarrirvi! Molti più metodi e concetti nel prossimo intervento.

Pixel? This way! – Softwares


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Per prima cosa, iniziamo questa serie di interventi su come potersi orientare verso la pixelart parlando un po’ della base del proprio lavoro digitale: il graphic software.

Come scelgo una buona applicazione per fare pixelart? Possiamo dividere in due grandi categorie le funzioni che questo software può offrire, distinguendole in necessarie e ausiliari. Le funzioni necessarie sono quelle che caratterizzano la pixelart, ovvero:

  • Matita 1×1 a bordi duri (hard edges);
  • Selettore di colore (anche chiamato contagocce);

In verità questi due strumenti bastano, ma includeremo nella categoria anche quegli altri strumenti che sono necessari all’uomo per non morire più volte durante il processo. Questi comprendono:

  • Riempimento solido (o secchiello);
  • Selezione rettangolare;
  • Tavolozza di colori personalizzabile (o custom palette);
  • Zoom.

Nella categoria degli ausiliari fanno parte tutte quelle funzioni che servono ad agevolare il lavoro, o anche solo ad organizzarlo meglio:

  • Livelli;
  • Gomma a bordi duri (se si utilizzano i livelli);
  • Selezione a zona (o bacchetta magica);
  • Cambio di tinta/colore (hue shifting);
  • Nuova visualizzazione;
  • Scorciatoie da tastiera.

E bastano pure!
Quanti e quali sono i software che offrono tali funzioni?

Per citarne alcuni:

MSPaint
Photoshop (http://www.adobe.com/it/products/photoshop/photoshop/)
Gimp (http://www.gimp.org/)
ProMotion (http://www.cosmigo.com/promotion/index.php)
Paint.Net (http://www.getpaint.net/)
e Grafx2 (http://code.google.com/p/grafx2/).

ProMotion e Grafx2 sono pensati appositamente per la pixelart, in particolare ProMotion che è fornito di funzioni molto interessanti soprattutto per il gamemaking (spriting, animazioni di vario genere, tilemapping…). Il mio giudizio però è negativo, soprattutto per quelli che vogliono iniziare, in quanto è un tool inutilmente complesso da usare, a prima occhiata. Paint.Net è come prendere la semplicità di paint e fornirla di plugin per gestire livelli, filtri grafici, cronologia delle azioni illimitata… insomma, una vera delizia!

photoshop_iconParlando della mia impostazione software: utilizzo soltanto Photoshop, occasionalmente Gimp. Per lo più per abitudine, ma anche per comodità, in quanto Photoshop possiede tutto quello che è stato citato fino ad ora. In particolare bisogna sapere le scorciatoie da tastiera, che facilitano di gran lunga il lavoro (ecco perché trovo inutilmente pesante e massacrante fare qualcosa con MSPaint):

B – matita matita M – selezione rettangolare selez G – riempimento riemp W – bacchetta magica wand E – gomma erase Alt (tenuto premuto) – contagocce goc V – movimento move. Spazio (tenuto premuto) + click sposta l’immagine.
Più o meno vale lo stesso principio per Gimp, le scorciatoie sono:

N – matita, R – selezione rettangolare, O – contagocce, M – movimento, Shift+B riempimento, Shift+E gomma, Spazio (tenuto premuto) sposta l’immagine.

Inoltre, in Photoshop è possibile organizzare il proprio ambiente di lavoro, scegliendo quali finestre visualizzare. Tra le mille che vengono proposte alla prima apertura, io ne utilizzo soltanto due: i livelli e gli swatches.

layersswat
Gli swatches sono degli ottimi segnaposti di colori – cliccando sul pulsante in basso a destra si segna il colore che si sta utilizzando, in modo da creare così la vostra palette di colori! Per eliminare uno swatch basta trascinarlo nel cestino, sempre in basso a destra.

La funzione più utile che ho trovato è senza ombra di dubbio la nuova vista, ovvero una seconda finestra dello stesso file, in modo da poter lavorare sotto zoom in una e tener d’occhio il lavoro nel complesso con lo zoom 1x. Per abilitare questo è sufficiente cliccare su Window -> Arrange -> New View for <nome file>:

botan2

Qualunque lavoro fate, i formati in cui si deve salvare una pixelart sono gif e png8, come spiega questo articolo di Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Pixel_art#Saving_and_compression) con degli esempi (non svolgo le prove sui miei lavori perché non voglio vederli rovinati dalla compressione!):

formati

Il mio formato preferito è il png, utilizzo il formato gif solo ed esclusivamente quando voglio animare un pezzo. E questo mi porta a parlare di Gimp, il tool che uso per animare i miei lavori.

gimp_icon_smCome applicazione è odiosa. Abbastanza odiosa. Per lo più per la sua interfaccia grafica confusionaria, disordinata e… e… odiosa! Ecco, l’ho detto. Odiosa. Un buon modo per smettere di litigare con Gimp è quella di installarsi Tweak UI 2.10 per Windows XP (http://windowsxp.mvps.org/tweakui.htm). Tweak UI è un ottimo powerapp che consente di apportare modifiche all’interfaccia di Windows, in particolare per non fare a botte con Gimp basterà attivare l’opzione Focus follow mouse, sotto X-Mouse.

tweaks opt

In questo modo le finestre sparse di Gimp si attiveranno con il semplice passaggio del mouse.

Creare una gif con Gimp è semplicissimo. Dopo che i singoli frame sono stati posizionati ognuno su un layer diverso in ordine di come devono venire eseguiti, basterà salvare il file come gif, ed una finestra chiederà se si vuole creare un’animazione. A questo punto si aprirà una seconda finestra (quella delle opzioni):

gif opt

1. Permette di ciclare l’animazione all’infinito;
2. il tempo in millisecondi che passa tra un frame e l’altro;
3. il metodo di disposizione dei frame, ovvero a livelli cumulativi (ogni livello si pone sopra l’altro, senza cancellare il livello, e quindi il frame, precedente) e un frame per livello (il livello sucessivo sovrascrive il livello precedente).

Un’altra ottima funzione di Gimp, diciamo la funzione chiave per l’animazione, è il playback! Ti consente di poter vedere in anteprima come sta venendo l’animazione. La funzione si trova sotto Filters -> Animation -> Playback. In realtà faccio i singoli frame su Photoshop, li dispongo uno per livello, e poi li compongo con Gimp. Se grazie al Playback noto che qualcosa non va, apporto qualche modifica. Un grazie a The Peach per avermi mostrato questa funzione!

Per il momento questo è tutto riguardo ai due software che utilizzo. Per iniziare è bene prendere confidenza col proprio programma. Per finire, il WIP del bannerino a inizio articolo:

banner 1 wip

ESC (Event Switch Command)

Fondere due blog in uno.

Ripescando i vecchi interventi del porci-project dlog, ho deciso che era ora di levarlo di mezzo. Nonostante il proci-project rimarrà sempre nel mio cuore e in quelli di chi ci ha creduto fino all’ultimo, il dlog viene buttato giù.

Trascrivo qui soltanto gli interventi che mi hanno suscitato, a distanza di anni, lo stesso tasso di interesse di quando li scrissi per la prima volta. Questo in particolare è un progetto di eventi per rpg maker 2000/2003 (ah, i bei tempi in cui tutto si faceva ad eventi!) che consente di creare due party, nonostante il gioco in sé non lo permetta. Scritto e ideato interamente da me, questo insieme di eventi funziona discretamente bene. Riporto l’intervento tale e quale, parola per parola, per non perdere la polvere di essenza rimasta dai bei vecchi tempi.

ESC – Event Switch Command

Altra tecnologia in casa porci-project: l’”ESC”!

No, non ha niente a che fare con il tasto esc… come suggerisce il titolo, è un acronimo. Questa tecnologia permette di dividere il proprio party in due, farli muovere su due mappe diverse uno alla volta e cambiare il gruppo premendo il tasto SHIFT. A dispetto della prima tecnologia, per questa ho impiegato un pò di tempo in più per errori probabilmente dovuti al tool (non ne sono sicuro, anche se tutto lascia a pensare così) e per la ricerca di comandi per eventi validi…

Per realizzare ciò, è bastato un Common Event ed una serie di rami IF-ELSE per deviare agli inconvenienti scomodi. Il risultato è quello che sto per andare a mostrarvi:

dettagli3

Per prima cosa definiamo una costante, prendendo una variabile e dandogli il valore 1. Essendo una costante il valore della stessa non dovrà venire alterato per nessun motivo, altrimenti tutti gli eventi che dipendono da essa risulterebbero non funzionare correttamente. Ora prendiamo un’altra variabile, chiamiamola “keycode” (il nome può essere qualunque, nonostante ciò io farò sempre riferimento a questo) e diamole il valore 1. Successivamente scegliamo tra i comandi degli eventi “key input processing” con i seguenti settaggi:

dettagli4

Questo farà si che si potrà proseguire soltanto dopo aver premuto SHIFT. Impostiamo un’etichetta numerandola come 1 (per chi non lo sapesse, l’etichetta è un nominativo, un numero in questo caso, che identifica una posizione tra il codice; se si fa riferimento ad una etichetta il codice riparte dalla riga successiva ad essa) e iniziamo con il primo IF.

Se la variabile ”ripetizione” è attiva, ovvero ha valore 1, il tool aspetta finché non viene premuto un tasto. Fuori dal ramo di questo IF ne facciamo partire subito un altro.

Se “keycode” (la variabile dove abbiamo memorizzato quante volte viene premuto il tasto SHIFT) è più grande della costante, allora continua con le operazioni. Le operazioni che seguono sono abbastanza basilari, ci tengo solo a precisare che vengono memorizzate due locazioni differenti, quindi bisognerà usare 3 variabili per una sola locazione, ed altre 3 per l’altra. Prima di finire il ramo dell’IF disattiviamo la ripetizione impostando la variabile a 0 e resettiamo la variabile “keycode”. Ora arriviamo fino all’ELSE.

Il procedimento è in grosso modo lo stesso del precedente, bisogna soltanto invertire le variabili della posizione (recall e memorize position) ed attivare la ripetizione portando ad 1 il valore. Finiti i vari rami, si riporta il codice all’etichetta 1.

Gli unici bug riscontrati al momento sono questi:

  • I due gruppi devono muoversi in due mappe differenti, o non vedersi mai finche l’opzione scambio è attiva, perchè dopo lo spostamento il gruppo precedente sparisce e riappare solo premendo un’altra volta SHIFT.
  • Dopo il cambio, il personaggio sarà rivolto nella stessa direzione del gruppo che lo ha preceduto.

Per chiunque lo voglia provare e trovasse altri bug, è libero di mandarmi un’email.